Legno Occulto.

Oltre i canonici quattro elementi ormai famosi, ne esiste un altro che personalmente amo particolarmente perché tocca le corde più profonde della mia identità nel senso più ampio del termine. Questo elemento è il legno e mi piace considerarlo come la sintesi per eccellenza degli altri quattro in tutte le loro sfaccettature. E’ interessante analizzare l’elemento legno in chiave sincretica e in funzione di raccolta di memoria continuativa, ma anche in chiave di occultamento, cioè in funzione di protezione di conoscenze antiche che solo l’iniziato puro può assumere in sé, sia col legno in correlazione agli altri elementi che col legno sradicato dall’armonia vitale.

Emblema del legno è l’albero, le sue radici penetrano nella terra crescendo alla ricerca dell’acqua che attraverso il fusto nutrono le foglie che a loro volta ricevono il fuoco del sole permettendo la trasmutazione nel nutrimento assoluto qual è l’aria. Ovviamente in questo contesto parliamo di legno vivo, ma che esattamente come la carne per animali ed esseri umani porta in sé il valore intrinseco dell’esistenza. Nel suo caso specifico basta aggiungere il suono vibrante alveolare Erre per individuare con immediatezza la sua funzione nel sistema planetario: Resistenza.

Parrebbe quasi che questa sottigliezza possa essere irrilevante ma la lettera R è ben poco trascurabile, soprattutto in ambito mediterraneo. Infatti:

La lettera “R” è la diciassettesima dell’alfabeto latino, l’origine deriva dal nome “resch” dell’alfabeto fenicio che significa testa; “resch” veniva usato anche nell’alfabeto ebraico con lo stesso significato, ma con l’eccezione anche di “promontorio”. Prima di arrivare a noi, la lettera “R” è passata per la Grecia, sotto il nome di “rho”. Come ogni lettera, anche questa, nei vari ambiti assume diversi significati;
– nella tradizione occultista, questa lettera viene associata alla rappresentazione geroglifica dell’occhio di Horus;
– nella cabala la parola “resch” si trasforma in “resh” e viene collocata fra le sette lettere doppie, e cioè con doppia pronuncia, forte e debole = rigore e dolcezza. Questo simbolo viene riconosciuto come segno di pace, inoltre, in quanto segnacolo,che come tutte le altre lettere, secondo i cabalistici, era stato fuso dal Signore con “kether”, la prima sephirot, si attribuisce alla sua pregnanza una doppia azione, una nel macrocosmo e una nel microcosmo. Si dice che l’azione “kether+resh” formò Saturno, nell’universo e la narice sinistra;
– nell’alfabeto runico, la lettera “R” corrisponde alla runa “Raido” che significa “viaggio”, collegata simbolicamente anche alla “ruota del carro solare”;
– in ambito astrologico la lettera “R” corrisponderebbe al segno della Bilancia che a sua volte include la runa “kenaz= fiaccola”.

Quindi considerando la forza vibratoria di tale suono, il suo ruolo pianoforte come in cielo così in terra, il suo stato di marcia solare permanente e la sua essenza di guida interiore, è molto facile pensare all’albero e all’importanza della sua razza sul pianeta. Ma d’altronde: che suono rievochiamo nella nostra mente visualizzandoli?

In questo preciso periodo storico, ma purtroppo sin dal medioevo, si usa abitualmente dare per scontato la presenza della razza arborea sul globo. Essa è considerata inferiore persino agli animali tanto da permettere la tracotanza di tanti insiemi umani nel porsi nei loro confronti con un piglio di salvatori del mondo quando propagandano di cibarsi dei primi per favorire il proliferare dei secondi. Il tutto secondo la legge: Se non ha occhi e bocca può essere cibo. Il mondo vegetale non suscita alcuna empatia nella stragrande maggioranza della popolazione umana se non per qualche sporadico tentativo d’approccio nei loro confronti. Tendenzialmente o li si coltiva a scopo di nutrimento o li si raccoglie allo stato brado con vari scopi o in preda alle visioni mistiche li si abbraccia per rinfrancarsi lo spirito.

Se imparassero a utilizzare il nostro linguaggio temo proprio che sentenzierebbero senza remore i nostri pessimi costumi di comportamento associativo ma anche per quelli dissociativi sarebbero parecchio perentori.

I vegetali, gli alberi nello specifico, sono gli esseri più longevi e resistenti del pianeta terra. Finora hanno dimostrato capacità e peculiarità che nessun altro essere organico vivente è probabilmente ancora riuscito a raggiungere. A tal proposito consiglio di leggere gli studi del Prof. Stefano Mancuso che di questa mia convinzione è riuscito a farne una disciplina scientifica formulando la tesi molto ben argomentata dell’intelligenza delle piante.

Essi sono memoria istantanea e universale.

Quest’ultima affermazione era molto ben radicata nel mondo antico e gli alberi venivano tendenzialmente considerati i guardiani della natura e la mitologia su di loro si intrecciava in modo fisiologico con quella di grandi Dèi e Dee sin dall’alba dei tempi.

Analizziamo quindi per sommi capi un po’ di simbolismo assiale e ligneo dell’albero. Innanzitutto per simbolismo si intendano le connotazioni basate sulle corrispondenze che esistono tra i diversi ordini della realtà e in questo contesto si intenda corrispondenze analogiche. In questo senso l’albero sarebbe facilmente assimilabile alla croce sia nella forma che nella sostanza: entrambi son costituiti da legno e la linea verticale raffigura il tronco i cui rami sono rappresentati dalla linea orizzontale. L’albero/croce si erge al Centro del Mondo ovvero al centro di quella sfera in cui si sviluppa un certo stato di esistenza qual è lo stato umano terrestre. L’analogia sta nell’immagine rovesciata per riflesso ” ciò che è in alto si riflette in senso inverso con ciò che è in basso” ma aggiungerei anche il viceversa.

A vedere la struttura della simbologia assiale è quasi scontato finire nel centro del mediterraneo fin sull’Atlante che ha così tanta assonanza con Atlantide. Infatti andando a dare uno sguardo alla lettera Yaz dell’alfabeto Berbero la somiglianza con tale simbologia è eclatante quanto quella della bandiera della Cabilia con uno specifico petroglifo sardo e un tipico copricapo Dogon.

In questa rappresentazione geometrica possiamo accostare tale simbologia all’asse del mondo ma la doppia triplicità dei rami e delle radici richiama anche quella delle due estremità del vajra.

Vajra è un termine sanscrito che significa sia fulmine che diamante oltre che un oggetto simbolico che lo rappresenta nell’Induismo e nel Buddhismo tibetano, soprattutto nei rituali tantrici. Nella mitologia induista il vajra, che rappresenta il fenomeno naturale del fulmine, viene impugnato come arma da Indra, Re degli dei, in modo del tutto simile a Zeus, il Padre degli dei nella mitologia greca. Il vajra rappresenta l’indistruttibilità, e in quanto l’arma più potente, ha la qualità di non poter essere usato in modo inappropriato e ha la proprietà di tornare sempre a chi lo impugna. Restando nella categoria fulmine e potenza è sicuramente interessante il parallelismo con Tor figlio di Odino della mitologia norrena. Il suo martello Mjollnir ha significato simbolico, teologico o teorico-sapienziale, comparabile a quello del Vajra vedico e simboli simili, tra cui la svastica, come testimoniato dal fatto che in vari contesti ed epoche venisse rappresentato anche come croce uncinata. Esso rappresenta dunque la struttura fondamentale della realtà nella sua scaturigine dal principio divino originante, un significato che è anche quello dell’Yggdrasill o dell’Irminsul, albero del cosmo.

A questo punto è istintivo, per chi come me ama ricercare vie più controverse e meno acclamate dalla folla, fare un collegamento con le ipotesi di lavoro di Sergio Frau e Felice Vinci. Partendo da Sergio Frau con i suoi libri Le Colonne d’Ercole. Un’inchiesta. , Atlantikà. Sardegna, Isola Mito e Omphalos. Il primo centro del mondo posso dire con franchezza di aver trovato molto affascinante l’idea che a un certo momento della storia del pianeta il centro del mondo potesse essere in Sardegna e precisamente nel 40esimo parallelo nord a Sorgono, centro geografico dell’isola. Mentre nei libri di Felice Vinci Omero nel Baltico e I misteri della civiltà megalitica Storie della preistoria del mondo ho trovato interessante le correlazioni strutturali di una cultura megalitica e globalizzata ante litteram che l’autore è riuscito a evidenziare e che ben si collegano a molte argomentazioni anche dello stesso Frau.

-Ma Jana, che c’entra con gli alberi?- direte voi!

Gli alberi c’entrano sempre. Infatti il centro dell’isola è molto ben popolato di questa cultura planetaria e potremmo riconoscerle uno Stato Indipendente nel suo essere Nazione seguendo le leggi ben argomentate da Stefano Mancuso nel suo libro La nazione delle piante. Infatti proprio in tutta quella fascia che comprende in modo anche più ampio proprio il 40esimo parallelo, molto enfatizzato da Frau, brulicano una miriade di etnie arboree che si son molto ben armonizzate col territorio rendendo questa zona dell’isola tanto liminale quanto affascinante e misteriosa. Tutto ciò è dimostrabile da una breve ricerca web sugli alberi monumentali dell’isola che dimostra una presenza forte e antica nonostante millenni di incursioni esterne, nonostante secolare presenza dei Savoia e nonostante il rapporto controverso con l’elemento Fuoco che è incatenato come Prometeo sulla roccia in quello che gli antropologi amano definire tempo qualitativo.

Cosa rappresenta per l’identità sarda l’albero?

In base alla mia analisi, che è un’umile visione dal basso con un pizzico di presunzione partecipante, il rapporto tra abitante della terra SaRDa e Popolo Arboreo è un’intesa profonda, antica e sanguigna che attraversa tanto le ere quanto le derive genetiche.

Partendo dal tanto caro labirinto a sette cerchi di Luzzanas, passando dall’albero deradicato del Giudicato di Arbaree per finire con i Quattro mori pare proprio che la storia del popolo e della terra sarda siano canalizzati dalla presenza del popolo verde.

Labirinto Domus de Janas di Luzzanas Benetutti

Il labirinto è un percorso iniziatico, è il filo che bisogna seguire per immergersi nella propria oscurità sotterranea. Ma potrebbe anche essere un albero visto di sezione.

Stilizzazione dell’Albero deradicato della bandiera del Giudicato d’Arborea

E’ interessante notare come dal labirinto si possa estrapolare questo simbolo. La sensazione che ho provato nel maturare questa idea è che ci fosse un significato iniziatico nella sua comprensione. Questo simbolo fu universalmente riconosciuto da tutti i sardi durante la battaglia di Sanluri, Sa Batalla del 30 Giugno 1409, episodio catastrofico che segnò la fine dell’indipendenza del popolo sardo a favore dei catalono-aragonesi. E’ possibile che in quella battaglia sventolassero i 4 mori in contrapposizione all’Albero degli Arborea, una bandiera presumibilmente suggerita dai processi innescati da Bonifacio VIII e dalla bolla del 5 aprile del 1297 “Ad honorem Dei onnipotenti Patris“, creando un fantomatico “Regnum Sardiniae et Corsicae” e lo trasformava in un feudo da assegnare al re Giacomo II d’Aragona, in cambio di un consistente censo feudale annuo. Vi è anche un’altra teoria, quella di Leonardo Melis nel cui libro Shardana I principi di Dan analizza proprio questi passaggi simbolici sottolineando l’importanza della presenza dei Cavalieri Templari sin dalla nascita dei Giudicati soprattutto alla luce della presenza di simboli come l’Albero Sradicato attestato da più fonti come simbolo d’uso riconosciuto nell’Ordine e del Simbolo della Testa di Moro con benda come già attestato al Primo Gran Maestro Ugo de Payns.

Simbolo dei Quattro mori stilizzato

In questo passaggio è necessario sottolineare anche un altro aspetto ovvero che l’immagine, che qui sopra indica l’emblema dei 4 mori stilizzata, è anche la base geometrica dalla quale partire per costruire un labirinto unicursale a sette cerchi tornando, in questo modo, al simbolo più antico finora analizzato.

Costruzione labirinto unicursale a sette cerchi con entrata a sinistra.

Ovviamente la direzione della curva iniziale stabilirà l’orientamento dell’apertura: verso destra apertura a sinistra e verso sinistra apertura a destra. A questo punto è immediato il collegamento con la funzione neurologica della dicotomia cerebrale. Il cervello destro dell’essere umano regola la parte sinistra del corpo e viceversa.

Questi simboli potrebbero racchiudere significati profondi di antiche conoscenze delle potenzialità del corpo umano?

Analizzando la questione col focus della Geometria sacra è sicuramente molto interessante citare le tesi di lavoro di Drunvalo Melchizedek nel libro L’antico segreto del Fiore della Vita Prima Parte nel quale l’autore parlando di labirinti riporta l’idea dello scrittore Richard Feather Anderson che ha scoperto che lasciando camminare le persone nel labirinto situato sull’isola di Avalon in Inghilterra essi si ritrovano obbligati a procedere su diversi stati di coscienza man mano che si penetra sino all’interno del labirinto. Il ritmo di tale processo se analizzato sulla base dei chakra produrrebbe uno schema che riportato e contornato creerebbe una coppa.

Coppa creata dalla sequenza energetica del labirinto.

E’ probabile che l’antica simbologia custodisca in sé antichi tesori e che esistano delle strutture sociali nascoste, a visione dal basso e non, che abbiano il ruolo di proteggere tali conoscenze. Sicuramente è impegnativo scavare e riordinare tutti gli indizi sparsi per lo Spazio-tempo ma, come tutti questi simboli ribadiscono costantemente, è di importanza basilare radicarsi nella terra spingendosi verso il cielo.

Continuando col focus della Geometria Sacra e della tesi di Drunvalo Melchizedek è interessante notare un altro simbolo davvero affascinante.

Seme della vita in uovo della vita

Si tratta del seme della vita contenuto nell’uovo della vita e che rappresenta la creazione della vita e della morte. Il seme interno individuabile in quel piccolo fiore a sei petali e nelle sue emanazioni rappresenta un nocciolo simbolico fondante. In Sardegna lo ritroviamo di nuovo associato al Legno, sia intarsiato al centro della fronte delle maschere dei Boes di Ottana, sia nei frontoni delle cassapanche, delle culle e delle testiere da letto tradizionali.

Maschera Tradizionale Boe di Ottana.

Sicuramente fa riflettere il fatto che sul web si trovi con facilità l’immagine della sezione del DNA umano che immediatamente si può ricollegare a tale simbolo.

Tornando alla funzione del legno come materiale d’occultamento nella trasmissione d’informazioni, sappiamo che una teoria che dovrebbe spiegare il motivo per cui gli Antichi abitanti della Sardegna non ci hanno tramandato traccia scritta, potrebbe essere proprio quella che sostiene l’utilizzo di materiali deperibili per riti cultuali, istituzionali e di ordine sociale. Materiali come il pane, le foglie e appunto il legno o il sughero.

A questo proposito Raimondo de Muro, nel suo compendio de I racconti della Nuraghelogia, un insieme di Sei tomi pubblicati negli anni ’80 e introvabili nella sua originale stampa perché la Casa Editrice con sede a Roma andò bruciata in un incendio, diede alcune informazioni in tal senso, sostenendo che molte antiche conoscenze fossero condizione esclusiva di sardi iniziati all’armonia con la terra, con la natura e con gli elementi. Parliamo di un animismo profondo e di una fruizione e operazione del sacro in focus sciamanico. Ancora oggi, nel 2021, nonostante digitalizzazione e pandemia, una grossa e insospettabile fetta di popolazione autoctona sarda assume in sé e opera a vari livelli e scopi, conoscenze e riti millenari che coraggiosi esploratori tentano di inquadrare in termini di razionalità senza troppa soddisfazione né dell’esploratore né dell’autoctono che dimostra il suo sapere nella coscienza di non poterlo rendere razionale.

A proposito di razionalità, occultamenti coscienti e incoscienti, legno, alberi e saperi tradizionali antichi, merita attenzione più di tutto, la catastrofe che il Montiferru sta vivendo in questo fine Luglio isolano.

Nel momento in cui vi scrivo il Montiferru raccoglie 20mila ettari di cenere che prima erano boschi millenari, uliveti e vigne tradizionali, allevamenti di pecore, capre, cavalli e del grande bue rosso, mezzi, edifici abitativi e luoghi di cultura, ma soprattutto grandi monumenti alla natura come l’olivastro di ben 3 mila anni di Cuglieri, uno dei paesi maggiormente colpito.

Olivastro millenario di Cuglieri Prima e Dopo la tragedia.

Mentre scrivo alcuni tizzoni bruciano ancora e non ho alcuna intenzione di fare facile retorica o suscitare pietà. Come ha scritto il sindaco di Scano, Antonio Flore, un uomo che stimo e rispetto dai tempi in cui ho scelto di radicarmi profondamente, nel suo comunicato nel quale divulgava i riferimenti del suo Comune per le donazioni, sottolineando che non si tratta di elemosina o ricerca gratuità di pietà perché parliamo di uomini orgogliosi di ciò che sono e della loro forza di resistenza con fiducia totale nel loro lavoro.

Nei giorni attorno al 24 luglio punti chiave dell’identità sarda hanno subìto un attacco criminale e simultaneo con conseguenze devastanti soprattutto nel Montiferru.

Io non voglio entrare nei dettagli di ciò che penso realmente ma voglio dire che i Sardi devono smettere, a questo punto della Storia, di avere sempre e solo una visione interna delle criticità isolane anche quando queste sono antiche quanto l’uomo stesso, come nel caso specifico delle relazioni con l’elemento fuoco.

Questa mia breve analisi aveva lo scopo di sottolineare che la Sardegna ha sempre avuto un ruolo e una dimensione precisa e importante nella Storia del mondo e degli esseri umani. L’isola è una testimonianza del passaggio di tutte le civiltà perché come diceva il Grande Antropologo Placido Cherchi “La Sardegna e i Sardi problematicizzano l’esistenza”. Ne è facile conseguenza evidenziare che l’isola sia un “problema” non solo sardo ma dell’intera umanità perché l’intera umanità ha interesse ad avere profitto dalla posizione e dalla ricchezza presente su questa terra. Per profitto non si intenda sempre e solo il suo significato povero del termine ovvero profitto economico ma si intenda l’insieme di ciò che produce accrescimento. In questo senso quindi l’isola assume in sé tutte le forti spinte contrapposte che caratterizzano il Nuovo Millennio.

Cerchiamo di avere uno sguardo dall’alto e andare aldilà dei capri espiatori di piromani ultrasettantenni.

C’è qualcosa di più e qualcosa di peggio! Cercherò di lavorarci meglio in futuro su questo argomento, aspetterò che i tizzoni smettano di illuminare l’oscurità notturna del Montiferru e delle nostre menti.

In conclusione una nota d’ottimismo. Importanti botanici di ogni dove hanno speso parola per il monumentale olivastro di Cuglieri, in tutti i casi si son riportate note positive sul suo stato e sulla sua ripresa. Si son presi provvedimenti affinché la situazione non andasse peggiorando per quanto sembri impossibile esista del peggio.

D’altronde l’avevo detto che l’Albero è l’emblema della REsistenza in legno, terra, acqua, aria e ..fuoco.

Coi piedi al caldo

Jana Sa Koga

3 pensieri riguardo “Legno Occulto.

  1. …e che l’olivastro di Cuglieri sia ancora vivo, lo prendiamo sia come buon segno, e perché no, anche come monito. Fortza.
    Sperare che eventi come questo aprano di più il popolo verso il sempre più ristretto patrimonio verde che abbiamo beh… Forse è chiedere troppo? Chissà…

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